La statua della discordia

Ieri, in piazza della Borsa a Trieste, è stata inaugurata una statua in bronzo del Vate Gabriele D’Annunzio, raffigurato seduto ed assorto nella lettura. Per inaugurarla è stata scelta una data particolarmente simbolica: il centenario della celebre impresa di Fiume, che vide il poeta, a capo di un nutrito gruppo di legionari, occupare la città dalmata in seguito alla mancata incorporazione di questa (abitata principalmente da Italiani) al Regno d’Italia alla conclusione della Grande Guerra. Tale encomiabile inaugurazione, lodevole sopratutto data il normale e sconcertante disinteresse per il ricordo e la commemorazione della storia d’Italia e dei suoi grandi uomini che affligge le Istituzioni del nostro Paese, è stata tuttavia al centro di molte polemiche e persino di un incidente diplomatico. Infatti dalla Croazia sono arrivate diverse e pesanti note di protesta.

La presidente della Croazia, Kolinda Grabar Kitarovic, ha descritto l’evento come “irrispettoso e scandaloso”, “inaccettabile” in quanto celebrativo di “irredentismo e occupazione”, aggiungendo infine che i rapporti con Roma “si fondano oggi su valori in totale contrasto con tutto quello che ha fatto colui al quale è stata dedicata la scandalosa statua della discordia”. E anche il loro ministero degli esteri ha recapitato al nostro ambasciatore una nota in cui viene “condannato nel modo più deciso” l’inaugurazione della statua “proprio nella giornata che marca il centenario dell’occupazione di Fiume. E’ un atto che contribuisce a turbare i rapporti di amicizia e di buon vicinato tra i due Paesi”.

Ora, sorvolando la beceraggine che, purtroppo, si scatena sempre in date pregne di significato come quella di ieri, non riusciamo onestamente a capire come l’inaugurazione di questa statua al Vate possa causare un simile pandemonio diplomatico. Ogni Paese esistente su questo pianeta celebra i propri eroi, i grandi uomini che ne hanno plasmato la storia ed il destino. In Francia esistono numerosissime statue di Vergingetoige, così come in Germania ad Arminio ed in Gran Bretagna a Boudicca. In Turchia si celebra la presa di Costantinopoli e Maometto II (evento e sovrano di cui credo i Greci non abbiano piacevolissimi ricordi). E si potrebbe andare avanti per ore a elencare esempi simili. Anzi, il nostro Paese è probabilmente una delle rare eccezioni esistenti, in quanto nell’ultimo secolo ha dimostrato in più occasioni (e aggiungerei: troppe) di sputare senza cruccio alcuno sul ricordo della propria Storia, da quella più remota a quella più contemporanea.

Eppure eccoci qui, con una Croazia le cui Istituzioni schiumano di rabbia per un’innocua statua di bronzo, raffigurante un Poeta, un Idealista, un Cavaliere che, seppur a volte in modo controverso, incarnava, e incarna tutt’ora, alla perfezione tutto quel vorticoso insieme di caratteristiche romantiche – e spesso controverse esse stesse – che compongono l’essenza stessa dell’Italia e degli Italiani. Una Croazia che batte i pugni per la presa di una città che nel 1919 era in gran parte italiana, così come diverse zone della Dalmazia e gran parte dell’Istria. Zone che sono diventate di colpo a maggioranza slave grazie agli eccidi e all’esilio forzato di gran parte degli Italiani che le abitavano, molti dei quali da sempre. Esuli che nella loro stessa Italia vennero accolti come un branco di appestati per il solo crimine di aver vissuto in quelle terre da quando erano nati, così come i loro antenati prima di loro.

Quindi amici Croati, che senso ha impuntarsi su pagine di storia reciprocamente controverse in questo modo? Per impegnarci in una diatriba diplomatica in cui facciamo a gara a chi batte i pugni più forte e a chi si indigna maggiormente? Lasciateci celebrare in santa pace i nostri Eroi e la nostra Storia – pur sempre con serietà, sobrietà, e sentimentalità – esattamente come noi vi lasciamo celebrare i vostri senza montare un teatrino dell’assurdo come state facendo voi adesso. E se davvero per voi un’incarnazione di pura Italianità come D’Annunzio rappresenta tutto l’opposto dei valori su cui si basano i rapporti tra Roma e Zagabria, beh allora credo proprio che state palesemente negando la nostra stessa Italianità. E, data questa premessa, come potrebbero essere anche solo immaginabili dei rapporti tra i nostri Paesi, se ci negate d’esser noi stessi?