La battaglia di Azio

<< I soldati si comportarono come i migliori dei comandanti e il comandante come il più vile dei soldati >>: con questa frase Velleio Patercolo riesce a riassumere alla perfezione ciò che accadde il 2 Settembre del 31 a.C. nel promontorio di Azio, durante la decisiva battaglia navale che decise le sorti della guerra civile.

Tutto iniziò con la morte di Giulio Cesare. Marco Antonio, uno dei suoi comandanti della cavalleria, era convinto di essere stato designato come erede da Cesare, ma questo, con il suo testamento, sorprese tutti nominando come suo successore il nipote Ottaviano. Come prevedibile il futuro Augusto e Marco Antonio entrarono subito in contrasto, ma decisero comunque di unire le loro forze per affrontare Bruto e Cassio, gli assassini di Cesare: con la battaglia di Filippi i cesariani ottengono la vittoria, e Ottaviano e Marco Antonio costituirono il secondo triumvirato con l’aiuto di Lepido. Ma questo fragile equilibrio non durò a lungo: dopo essersi sbarazzato di Lepido, Ottaviano cercò di trovare un casus belli per attaccare Antonio, e l’occasione arrivò quando questo prese Cleopatra in moglie nominando Cesarione, figlio della regina d’Egitto e di Giulio Cesare, come legittimo erede dei territori romani ad oriente, ottenuti dal generale con la creazione del triumvirato. Però quei territori appartenevano a Roma, ed Ottaviano approfittò della situazione per dichiarare guerra all’Egitto. Antonio preparò le sue difese e organizzò il quartier generale a Patrasso, in Grecia, continuando la sua tattica di fortificazione e creando vari punti strategici: in Libia nell’odierna Shahat, in Cirenaica; a Metone, l’odierna Salonicco; sull’isola di Corfù; e infine nel promontorio di Azio. Ottaviano allora reagì spostando le legioni a Brindisi e a Taranto, e chiese aiuto al suo più fidato ammiraglio Agrippa. Marco Antonio pur avendo fortificato bene il Mediterraneo aveva sottovalutato la genialità di Agrippa: infatti si aspettava un attacco diretto a Patrasso ma l’ammiraglio attaccò invece la Libia occupando Shahat, e da quella testa di ponte conquistò man mano tutte le roccaforti nemiche costringendo Antonio e Cleopatra a spostarsi ad Azio. Qui la regina, desiderosa di partecipare alla guerra, convinse Antonio ad ingaggiare in una battaglia navale Agrippa.

Questa cartina mostra lo schieramento delle navi durante la battaglia, ossia quello classico delle flotte romane: le navi furono disposte a formare un semicerchio diviso in tre blocchi, con ai lati le navi pesanti e al centro le navi leggere. Partendo da Nord nello schieramento di Ottaviano troviamo le navi di Agrippa, al centro abbiamo Arrunzio e a sud Lurio. Lo schieramento di Antonio, speculare a quello di Agrippa e di numero poco superiore, aveva a nord Publicola, al centro Instesio e a sud Sosio mentre dietro di loro era presente una riserva tattica al comando di Cleopatra e dello stesso Antonio.

Non si sa bene cosa accadde all’inizio della battaglia ma si sa che Sosio, a Sud, cominciò ad attaccare frontalmente Lurio; spinto dall’attacco dell’alleato anche Publicola, a Nord, decise di attaccare frontalmente Agrippa, ma quest’ultimo attuò una tattica rischiosa e fece indietreggiare le sue navi. Così facendo la parte centrale dello schieramento, ancora statico, fu costretto ad espandersi per coprire i buchi lasciati da Publicola che inseguiva Agrippa, questo creò un varco tra lo schieramento centrale e meridionale. Approfittando dello spazio Cleopatra ne approfittò e scappò seguita quasi subito da Marco Antonio lasciando i suoi soldati alla mercè del nemico. Ancora oggi non si sa quale sia stata la motivazione di tale scelta: i soldati di Antonio dopo un po’ si accorsero dell’accaduto e, nonostante ciò, continuarono a combattere fino alla fine nonostante sapessero che la battaglia era ormai perduta. La loro flotta infatti era composta principalmente da navi egizie (300 navi su 480) che dopo la fuga della loro regina cominciarono a ritirarsi a loro volta.

Agrippa, essendo ancora presente in combattimento, riuscì ad incitare i suoi uomini sfruttando la superiorità appena acquisita ed utilizzando la maggiore manovrabilità delle sue navi. Sfuggendo ai rostri nemici, privilegiando uno scontro corpo a corpo ed incendiando le vele delle navi avversarie, l’ammiraglio riuscì infine a sconfiggere le restanti navi nemiche consegnando la vittoria ad Ottaviano, che grazie a questo successo riuscì a diventare primo Imperatore romano dimostrando pienamente d’essere il legittimo erede di Cesare.

Alessandro Lavio